La scelta terapeutica non può essere influenzata dal mercato, dall’innovazione fine a sé stessa o dall’entusiasmo tecnologico. Deve essere guidata esclusivamente da tre criteri: evidenza, proporzionalità del rischio, interesse primario del paziente. La tecnologia non è un valore in sé. È uno strumento.
E uno strumento diventa progresso solo quando migliora realmente l’equilibrio tra beneficio e rischio, non quando sposta tale equilibrio in nome della modernità. In una patologia benigna come l’ernia inguinale primaria, la proporzionalità è il criterio etico fondamentale. Ogni incremento di rischio, anche statisticamente raro ma potenzialmente grave, deve essere giustificato da un beneficio clinico sostanziale e duraturo — non da un vantaggio precoce e transitorio.

L’aspetto “performativo” o quasi ludico di alcune tecnologie chirurgiche può affascinare, ma l’atto chirurgico non è un videogioco. Non è una piattaforma esperienziale. È una responsabilità clinica verso un paziente sano che affida al chirurgo la propria integrità.
Quando la scelta tecnica è guidata dall’entusiasmo più che dalla proporzionalità, il rischio è di smarrire il principio cardine della medicina: primum non nocere.
La domanda iniziale resta quindi la sola che conta:
quale trattamento espone il paziente al minor rischio compatibile con un risultato stabile e adeguato alla natura benigna della patologia?
Tutto il resto è rumore.
